“Ben presto ogni bicicletta diventa un incubo per i nazifascisti, in ogni ciclista si vede un ribelle pronto a sparare sull’occupante, a colpire i suoi servi in camicia nera; le cronache del tempo sono piene di proclami e di bandi sugli usi consentiti e su quelli vietati del popolare mezzo di locomozione; nessun fascista o tedesco, se non in gruppo, avrà mai il coraggio di fermare un uomo in bicicletta (e quando i nemici fanno gruppo sono visibili da notevole distanza per cui diventa facile agire per evitarli). Bandi e proclami rimangono senza efficacia.”
Renato Romagnoli “Italiano”, Gappista. Dodici mesi nella Settima Gap “Gianni” (Vangelista, Milano, 1974)